Da una vendita isolata
A una relazione che prosegue
Dopo l’acquisto, assistenza e informazioni confermano la promessa fatta al cliente.
Soluzione · Fidelizzazione clienti
Dopo il primo acquisto è necessario analizzare cosa succede storicamente ai clienti: utilizzano ciò che comprano? Rispondono all’assistenza? Quando tornano ad acquistare fisiologicamente? Lavorare sulla strategia di customer retention serve a capire le risposte a queste domande e a definire quando e con quale messaggio ricontattare i clienti per farli riacquistare da te. Il focus pratico è arrivare a costruire iniziative di retention che fanno tornare i clienti sia online che nei punti vendita.
Il problema
La prima vendita non garantisce un secondo acquisto. Dopo la scelta, il cliente può avere domande sull’utilizzo o bisogno di assistenza, o semplicemente potrebbe farsi tentare da un competitor.
Può succedere che i clienti, seppur soddisfatti del prodotto o servizio acquistato si "perdano" e dimentichino chi è stato il loro referente per quel servizio o prodotto fino a quel momento. In questi casi di perdita della bussola, è facile che i clienti se non adeguatamente seguiti nella fase post acquisto, decidano di passare ad un competitor anche se non hanno alcun apparente motivo per farlo.
Il problema è che oggi veniamo bombardati di messaggi promozionali di continuo e, se non sei tu a ricordare al cliente il valore della tua offerta, sarà qualcun altro a farlo. Per questo è importante capire come fidelizzare i clienti e lavorare sul loro lifetime value, coordinando esperienza, Neuromarketing e strategie di retention online e nei punti vendita fisici dopo il primo acquisto.
Sintomi del problema
Il cliente torna a sentirti soprattutto quando hai un’offerta da proporre.
Acquisto, utilizzo, promozioni stagionali e assistenza sono pensati separatamente.
Valore dei clienti che riacquistano, richieste tipiche e feedback comuni vengono registrati, ma non cambiano ciò che fai in modo sistematico.
Dove si interrompe la relazione
Prima di inviare altre email o promozioni, capiamo se il problema nasce nell’esperienza dopo l’acquisto, nell’assistenza o in messaggi slegati dalle richieste del cliente.
Prima della vendita prometti un’esperienza; dopo la scelta, il cliente fatica a trovare ciò che si aspettava.
L’assistenza conosce i problemi ricorrenti, ma non li riporta a chi prepara le comunicazioni ne a chi ottimizza il prodotto.
Una nuova offerta viene fatta a tutti indiscriminatamente, non in base a ciò che il cliente ha vissuto.
Dopo il primo acquisto il cliente viene dimenticato e non si investe nella relazione.
Architettura della soluzione
Più email non compensano un’esperienza post-vendita debole. Guardiamo cosa riceve il cliente, come lo usa e dove chiede aiuto, perchè il lifetime value va letto soprattutto nel contesto.
Chiarisce cosa il cliente riceve dopo l’acquisto e quali aspettative si era creato prima.
Aumenta il valore di ciò che il cliente usa o vive grazie al supporto di chi può rispondere ai problemi post acquisto.
Comunicano tenendo conto di ciò che il cliente ha acquistato, chiesto o vissuto.
Riporta domande e problemi all’area marketing e alla produzione.
Il risultato corretto
Fidelizzare non significa spingere ogni cliente a comprare più spesso. Dopo la prima scelta, dovrebbe trovare assistenza e comunicazioni utili, con un motivo per tornare quando ne ha bisogno. Il lifetime value aiuta a leggere il valore economico sviluppato nel tempo, ed è il punto di partenza per lavorare sugli acquisti ricorrenti.
Da una vendita isolata
Dopo l’acquisto, assistenza e informazioni confermano la promessa fatta al cliente.
Da promozioni indistinte
La nuova proposta tiene conto degli acquisti e delle richieste del cliente.
Da feedback dimenticati
Domande, problemi e preferenze dei clienti cambiano assistenza, prodotto e comunicazioni successive.
Competenze coinvolte
Non partiamo automaticamente da email o strumenti. Prima capiamo dove il seguito perde utilità; poi scegliamo le competenze che possono migliorare quel passaggio.
Come lavoriamo insieme
Il cliente confronta ciò che gli hai promesso con quanto vive dopo la scelta. Per questo assistenza, comunicazioni e nuove proposte devono partire dalla sua esperienza, non da una sequenza uguale per tutti.
Ricostruiamo promessa, acquisto, richieste e informazioni che abbiamo davvero sul cliente.
Produce Storia del cliente
Separiamo problemi di assistenza, dubbi sull’utilizzo e occasioni sensate di ritorno.
Produce Momenti della relazione
Definiamo chi risponde, quando comunicare e come gestire le richieste successive.
Produce Strategia di fidelizzazione
Colleghiamo le comunicazioni a ciò che il cliente ha acquistato o chiesto.
Produce Esperienza coerente
Usiamo domande, problemi e ritorni per decidere cosa mantenere o correggere.
Produce Valore aggiornato
Da dove partire
In quale momento, dopo la prima scelta, il cliente smette di ricordare il valore della vostra relazione?
La promessa iniziale si materializza nel post-acquisto?
Se ha un problema, sa a chi può rivolgersi?
Ha un motivo reale per tornare, oltre a sconti e promozioni?
Le richieste del cliente arrivano a chi può migliorare il prodotto?
Misurazione
Un ritorno non dimostra da solo che il cliente sia fidelizzato: può essere semplicemente mancanza di alternative valide. Seppur sembri una configurazione positiva, ti espone al rischio di perdita del cliente a favore di nuovi attori più organizzati. Vanno quindi sempre tenuti monitorati gli acquisti, le richieste dei già clienti e il lifetime value insieme all’esperienza e al modello di business dell’azienda.
Guardiamo i ritorni e le interruzioni dopo la prima transazione, secondo il modello dell’azienda.
Cosa misura
Colleghiamo frequenza, valore e durata usando solo i dati realmente disponibili.
Cosa misura
Verifichiamo se problemi e feedback cambiano assistenza, prodotto e comunicazioni successive.
Cosa misura
Casi studio Neurovend
Caso studio · 01
Intraprenditori forma imprenditori in tutta Italia dal 2003. Alla guida della società di coaching c'è Andrea Lagravinese, autore di «Up! Porta il tuo business al livello successivo» e prefattore di «E-myth – Il mito dell'imprenditore».
Portfolio
Ogni progetto è raccontato distinguendo situazione iniziale, decisioni, interventi ed evidenze disponibili. I filtri aiutano a trovare i casi pertinenti.
Quando è adatta
Se vuoi migliorare la frequenza con cui i tuoi clienti tornano ad acquistare da te, il loro valore complessivo di vita e la tua capacità di mantenere viva la relazione con i clienti già acquisiti allora un piano di fidelizzazione fa al caso tuo.
Verifica di aderenza
Verifica di priorità
Tempi e investimento
Prima di stimare tempi e investimento, chiariamo cosa vendi esattamente, che tipo di clienti acquisisci, cosa si aspettano da te e cosa ricevono oggi. Poi valutiamo il tuo organico e i tuoi strumenti attuali per capire se è necessario apportare potenziamenti in queste aree di lavoro oppure sei già pronto per passare alla progettazione.
I tempi dipendono dai passaggi da rivedere, dai contenuti disponibili e dal valore degli acquisti che la fidelizzazione deve generare.
Dipende da tipi di relazione coinvolti, qualità delle informazioni già disponibili, contenuti e passaggi da realizzare.
L’investimento dipende dalle promozioni, dai contenuti da realizzare e dai servizi e prodotti aggiuntivi da fornire.
Dipende da ampiezza del percorso di relazione, materiali o servizi da creare o rivedere, ascolto e iterazioni previste.
Domande frequenti
Le risposte chiariscono come seguire il cliente dopo la prima scelta, senza partire automaticamente da promozioni o strumenti.
Parti dal momento in cui il cliente smette di trovare un seguito utile dopo l’acquisto. Può aver bisogno di capire come usare ciò che ha comprato o di ricevere assistenza prima di valutare altro. Sconti e programmi a punti possono aiutare, ma non sostituiscono un’esperienza coerente.
No. L’email è un canale possibile, non un obbligo. Se il cliente ha bisogno di assistenza o istruzioni sull’utilizzo, scegli il seguito in base a quel bisogno e alle informazioni disponibili, non alla frequenza con cui vuoi scrivergli.
No. Prima guardiamo se processi e strumenti che usi già permettono di gestire il seguito. Una nuova tecnologia serve solo quando risolve un’esigenza precisa e sai chi la userà, con quali informazioni e per fare cosa.
Partiamo dalle informazioni che hai davvero: cosa ha acquistato il cliente, quali richieste o preferenze ha espresso e quali problemi sono emersi. Prima di usarle, ne verifichiamo qualità, possibilità d’uso e limiti.
Il customer lifetime value aiuta a leggere il valore economico sviluppato nel tempo, ma non racconta da solo la qualità della relazione. Per calcolarlo servono dati e una definizione coerente con il modello aziendale; poi va interpretato insieme a frequenza, durata ed esperienza del cliente.
Individua dove, dopo la prima scelta, il cliente smette di trovare un seguito utile: nell’utilizzo, nell’assistenza o nelle comunicazioni. Da lì capiamo se serve coordinare la relazione nel suo insieme oppure correggere un problema operativo già chiaro.
Prossimo passo